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risurrezione

“Se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo” (1 Cor 15, 14). Il cristianesimo sta o cade con la verità della testimonianza secondo cui Cristo è risorto dai morti. Il cristianesimo si fonda su un fatto: se togli il fatto, cioè la risurrezione di Cristo, togli il cristianesimo: esso – dice san Paolo – verrebbe a trasformarsi in una religione “contro Dio”.

Questo a molti sembra eccessivo: dicono che anche chi non crede alla risurrezione di Gesù come fatto storico, può comunque raccogliere dalla tradizione cristiana una serie di idee buone e giuste su Dio e sull’uomo, sulla morale: insomma, una concezione religiosa che del mondo che aiuta a vivere bene. Ma questa religione è qualcosa di morto. Si è disposti ad ascoltare quel che Gesù ha detto, ma lo si accoglie solo nella misura in cui ci convince: non gli riconosciamo autorità, è la nostra valutazione personale che decide se e in qual misura aderire. Questo però significa che la nostra valutazione personale è il criterio ultimo, e quindi che siamo lasciati a noi stessi, che non abbiamo una parola che sia realmente capace di salvarci.

Invece, se Cristo è risorto, egli diventa il criterio definitivo, di lui ci possiamo fidare totalmente, perché in lui Dio si è veramente manifestato. E il cristianesimo diventa qualcosa di vivo: non si ferma a dire che Gesù è esistito nel passato, ma afferma che Gesù esiste anche nel presente.

Certo, per comprendere questo dobbiamo renderci conto del fatto che la risurrezione di Gesù è qualcosa di totalmente inaudito. Tra i Giudei del tempo di Gesù, alcuni credevano nella risurrezione dei morti, ma l’aspettavano nell’ultimo giorno, alla fine dei tempi (cf. Gv 11, 24) in un mondo totalmente rinnovato.

Nel giudaismo si conoscevano miracoli di risurrezione di morti compiuti dai profeti (cf. 1 Re 17, 17-24; 2 Re 4, 8-37), Gesù stesso aveva risuscitato il figlio della vedova di Nain (Lc 7, 11-17), la figlia di Giàiro (Mc 5, 22-43), Lazzaro (Gv 11, 1-44). Ma nella risurrezione di Cristo si tratta di qualcosa di assolutamente differente. Risorgendo, Gesù non riprende la sua vita precedente – come invece accade nel caso dei miracoli che abbiamo menzionato. La risurrezione di Cristo non è un “rientrare” nella vita terrena, bensì un “uscire” verso una vita nuova, diversa: Gesù risorto è entrato nella condizione definitiva e differente, ma – anche qui – non come Elia che fu assunto in cielo, lasciando questo mondo (2 Re 2): Gesù è entrato nella vastità di Dio e, partendo da lì, si manifesta ai suoi. La sua risurrezione segna l’inizio del mondo nuovo, eppure resta nel bel mezzo di questo mondo vecchio che continua ad esistere.

Siamo di fronte a qualcosa di indescrivibile. Questo è il motivo per cui, quando Gesù risorto appare ai suoi discepoli, in un primo momento non lo riconoscono: Egli appare diverso, perché non è un cadavere rianimato, bensì uno che in virtù di Dio vive in maniera del tutto nuova e definitiva; non appartiene più al nostro mondo, eppure è presente proprio nel nostro mondo, proprio lui, nella sua vera identità.

“Solo quando egli stesso si dà a vedere, viene davvero visto: solo quando egli apre gli occhi e il cuore, può essere riconoscibile in mezzo al nostro mondo di morte il volto dell’amore eterno che vince la morte, e in esso il mondo nuovo, diverso: il mondo di Colui che viene” (Ratzinger).

Ma questo cosa significa per noi? Significa che possiamo incontrare realmente Gesù risorto! Qui, su questa terra, e non soltanto dopo la morte. Possiamo incontrare proprio Lui, e non soltanto le sue idee o i suoi precetti. La liturgia pasquale è questo: è l’incontro con lui che accompagna la nostra vita, che ci fa vivere in questo mondo “vecchio” in modo “nuovo”, in modo rinnovato dall’amore.

Non sei più solo! Il tuo amore piccolo e fragile, può essere assunto dal suo amore che va fino alla morte e oltre la morte: puoi vivere della sua risurrezione, puoi perdere con lui la tua vita, per ritrovarla con lui in eterno.

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