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16. domenica “per Annum” – B

Domenica scorsa il Vangelo ci ha presentato la partenza degli apostoli per la missione. Oggi assistiamo al loro rientro.

Essi si riuniscono intorno a Gesù e gli riferiscono sulle azioni compiute e sull’insegnamento impartito.

Questo è molto istruttivo per noi: gli evangelizzato­ri rendono conto solo a Cristo, tramite la sua Chiesa: nessuna compiacenza o approvazione differente dalla sua potràmai avere valore. Da qui il distacco e la libertà del missionario, a cui i successi non premeranno ma che fuggirà dagli applausi  come da tentazioni sottili e pericolose.

La missione è laboriosa e comporta fatica: Cristo lo sa, perciò, con tenerezza e premura invita i suoi discepoli al riposo.

Vale la pena di soffermarsi su questo punto in tempi di ferie estive. Lavorare per il Signore non significa affannarsi fino allo stremo: sarebbe pericoloso per la serenità dello spirito e la lucidità mentale,  si rischia l’esaurimento, la confusione, l’esasperazione. Diceva il beato card. Schuster: “Quando il diavolo vuol rendere inutile qualcuno, lo fa lavorare troppo”.

Ma cosa significa riposare? Cosa significa vivere bene le proprie ferie? Non certo dissiparsi in mille superficialità, o in un ozio futile e noioso. Gesù dice “Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’”: “Venite”, non “andate”. Il vero riposo è quello vissuto insieme con Cristo. Lui è “la nostra pace”, come ci ha detto san Paolo. Il vero riposo è distensione, preghiera, silenzio, contatto con  la natura, con i fratelli… ma soprattutto con Dio!

Eppure il riposo di Gesù e degli apostoli dura poco, perché la folla li raggiunge. A quella vista Gesù non si fa prendere dal disappunto, ma si commuove per loro “perché erano come pecore senza pastore”. Per questo “si mise a insegnare loro molte cose”.

Se ci guardiamo intorno, nella gente che ci vive accanto, non vediamo forse un gregge senza pastore? Un gregge senza pastore è una cittàche ha dimenticato Gesù Cristo; sono famiglie in cui i padri non annunciano il vangelo ai figli, sono cristiani che non ascoltano la Parola di Dio, comunità indolenti, che  trascurano l’Eucaristia o la celebrano distrattamente…

Il Signore dice a proposito: “Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo” (Ger).

Guai a noi sacerdoti, se siamo cattivi pastori. Ma non siamo gli unici: guai ai genitori, ai catechisti… a tutti quei cristiani che sono cattivi pastori.

Ma subito dopo il Signore dice che sarà lui stesso a prendersi cura del gregge, e che costituirà su di esso pastori  secondo il suo cuore.

Ancora una volta l’invito èquesto: lasciamoci radunare da Cristo, lasciamoci curare e istruire da lui. Cosìdiventeremo, ciascuno al suo posto, veri pastori dei fratelli che il Signore stesso ci affida.

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