Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Tempo di Pasqua’

Perugino, Battesimo di Gesù

Perugino, Battesimo

Se, come abbiamo detto più volte, la Quaresima è un itinerario di preparazione al battesimo, il Tempo di Pasqua può essere visto come un itinerario di riflessione sul dono ricevuto.

In particolare oggi è la seconda lettura che ci mostra la grande dignità che questo sacramento ci ha conferito: “Voi – dice l’apostolo Pietro – siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa”. Non dobbiamo aver paura della grandezza, della bellezza esaltante di queste parole: non possono indurci al trionfalismo o alla presunzione, perché sono dette senza alcun nostro merito. Non siamo eletti, non siamo santi per nostro merito, ma unicamente perché siamo il popolo che Dio si è acquistato: il merito è di Dio, è lui che “ci ha acquistati”, ha pagato lui il prezzo dell’acquisto.  È lui che “ci ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa”. Se fosse per noi, saremmo ancora nelle tenebre; ma è per lui che siamo in una luce meravigliosa: siamo “stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa”. Ecco: questo è il frutto della Pasqua! Questo è l’effetto del Battesimo! Chi vive in questa condizione, è immerso nella luce, al punto da diventare luce egli stesso, diventa una proclamazione vivente delle opere di Dio.

Tutto questo, però, non si produce come automaticamente in noi. L’azione di Dio è infallibile, ma richiede da parte nostra la fede perché possa compiersi. E in noi c’è una sorta di diffidenza naturale nei confronti della fede, perché aver fede significa fidarsi. E noi abbiamo paura di fidarci.

Anche per gli apostoli era così. L’abbiamo ascoltato nel Vangelo: Tommaso vorrebbe sapere dove se ne va Gesù, Filippo vorrebbe vedere il Padre… Sapere, vedere… Gesù li spiazza: li esorta ad avere fede, a credere: “Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me; Non credi tu che io sono nel Padre e il Padre è in me?… Se non altro credetelo per le opere stesse. In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che compio io e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre”.

Basta credere. La fede è innanzi tutto la nostra adesione personale a Dio; al tempo stesso e inseparabilmente è il nostro sì a tutta la verità che Dio ha rivelato. Si tratta cioè di affidarsi completamente a Dio e di credere assolutamente a quel che Dio dice.

Per noi cristiani, credere in Dio significa immediatamente credere in Colui che Dio ha mandato: Gesù Cristo. Chi vede lui vede il Padre: Gesù è nel Padre e il Padre è in Gesù. Solo il Figlio conosce il Padre e quindi ha il potere di rivelarlo.

E non si può credere in Gesù Cristo se non si riceve il suo Spirito. È lo Spirito santo che ci rivela chi è Gesù, e – essendo Dio – ci apre il segreti di Dio. Per cui la nostra fede è credere in un solo Dio, Padre, Figlio e Spirito santo.

La fede è una grazia, è un dono di Dio. Noi la chiamiamo “virtù teologale” (insieme con la speranza e la carità) proprio per significare che è una virtù che supera le nostre possibilità naturali, e quindi ci viene donata dallo Spirito santo che “muove il cuore e lo rivolge a Dio, apre gli occhi della mente e dà a tutti dolcezza nel consentire e nel credere alla verità”.

È impossibile credere senza la grazia e gli aiuti interiori dello Spirito santo. Non di meno, credere è un atto autenticamente umano, in cui la nostra intelligenza e la nostra volontà cooperano con la grazia di Dio.

La fede è un atto della nostra intelligenza, perché è da persone intelligenti fidarsi di Dio e credere a quello che lui ci rivela. E Dio stesso ci ha dato tanti segni che provano la verità della sua parola: i miracoli di Cristo e dei santi, le profezie, la diffusione e la santità della Chiesa… E’ questo che Gesù intende quando dice: “Se non altro credetelo per le opere stesse”. Quindi la fede è certa, più certa di ogni conoscenza umana, perché si fonda sulla Parola stessa di Dio, il quale non può mentire.

E la fede dipende dalla nostra libera volontà: nessuno può essere costretto a credere. Gesù ha reso testimonianza alla verità”, ma non la impone con la forza.

Credere in Cristo e in colui che l’ha mandato per la nostra salvezza è necessario per essere salvati. Noi abbiamo ricevuto la fede da Dio e, con essa, abbiamo ricevuto una grande responsabilità, perché possiamo perdere questo dono inestimabile. Per vivere, crescere e perseverare nella fede sino alla fine, dobbiamo nutrirla con la Parola di Dio; dobbiamo chiedere al Signore di accrescerla; la nostra fede deve operare per mezzo della carità, essere sostenuta dalla speranza, essere radicata nella vita della Chiesa.

L’Eucaristia è il “mistero della fede”: Cristo ci rende partecipi del suo corpo e del suo sangue, facendoci pregustare il banchetto del cielo. Radichiamoci nella fede e pregusteremo la conoscenza che ci renderà beati nella vita futura.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: