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“Santa Maria, madre di Dio…”: siamo talmente abituati a questa formula, che la ripetiamo senza nemmeno farci più caso. Fu salutare, per me, molti anni fa’, vedere l’espressione di un giovane intellettuale africano che, con gli occhi sgranati, chiedeva: “Ma come può una donna mortale essere madre del Dio eterno?”.

Chiaramente il problema non riguarda la persona di Maria, ma la persona di Gesù, giacché se Maria è madre di Dio, lo è perché è madre di Gesù. Tutto sta, dunque, a capire chi è Gesù, chi è questo “bambino adagiato nella mangiatoia” che i pastori vedono con tanta gioia.

Fin dai primi secoli del Cristianesimo si è tentato di dare risposte più o meno semplicistiche a questa questione, cadendo in errori ed eresie che si ripropongono incessantemente fino ai giorni nostri.

La più semplice è quella che vede in Gesù un uomo e basta: in antico era difesa dagli Ebioniti, oggi è la posizione comune dei non-credenti e dei non-cristiani. Più sfumata è la posizione di quelli che considerano Gesù come una creatura “celeste” – una sorta di angelo, magari il più importante degli spiriti creati – che ha preso carne nel grembo di Maria: in antico era questa la convinzione degli Ariani, oggi è quella, ad esempio, dei Testimoni di Geova.

Sul versante opposto, altri affermano la divinità di Gesù negando la sua umanità (in antico i Docetisti insegnavano che il corpo di Gesù era soltanto apparente – oggi nessuno giunge a tali eccessi), o impoverendola al punto da cancellarla (e questo capita purtroppo tra i devoti che, per non attribuire qualche mancanza a Cristo, ritengono che sin nella culla egli parlasse tutte le lingue del mondo, che conoscesse tutte le scienze, che non potesse sentire fatica o paura, ecc.).

Se i primi ritengono che Maria non sia madre di Dio, perché negano che Gesù è Dio, i secondi negano semplicemente che Maria sia madre, perché Dio non può avere una madre. Si tratta, fino a questo punto, di eresie molto rozze, tutte respinte sin dal primo concilio ecumenico (Nicea, 325), che riconosce Gesù come vero Dio e vero uomo. Sorsero però, in seguito, eresie più raffinate, riguardano il legame tra la natura umana e quella divina.

Per qualcuno (Eutiche) queste due nature si fondono, dando origine ad un miscuglio di uomo e Dio, che poi non sarebbe in realtà né propriamente uomo né propriamente Dio, ma una terza cosa. E chiediamoci se quest’eresia non riappaia in alcune interpretazioni moderne dell’incarnazione come “svuotamento” – termine pienamente ortodosso se interpretato nel senso paolino (Fil 2, 7), ma eretico se sottintende una perdita della divinità. Maria sarebbe così non la madre di Dio, ma di una persona che ha rinunciato all’identità divina.

Per qualche altro (Nestorio) le due nature rimangono separate, per cui il Cristo sarebbe non una ma due persone: la persona umana di Gesù Nazareno e la persona divina del Verbo. Questa è una tentazione ricorrente, quando leggiamo i Vangeli attribuendo alcune azioni di Cristo all’uomo  (ebbe fame, pianse, sentì stanchezza, paura e angoscia, patì, morì) ed altre a Dio (faceva miracoli, leggeva i cuori, rimetteva i peccati, risuscitò dai morti), come se la sua fosse una vita su due piani o, meglio ancora, se avesse due vite anziché una. Maria, in questa prospettiva, sarebbe la madre soltanto della persona umana (Gesù) e non certo della persona divina.

A queste eresie “più raffinate” aveva già dato una risposta la pietà cristiana, che si esprimeva in preghiere che riconoscevano Maria come theotokosDei genetrix (per esempio, l’antichissima antifona Sub tuum praesidium: “Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio…”), ma ci vollero due concilii ecumenici (Efeso, 375, e Calcedonia, 451) per definire pienamente la dottrina: Gesù Cristo ha due nature (umana e divina) che non si mescolano, non mutano nel loro incontrarsi e non sono separabili; le due nature sono unite tra loro nell’unica persona del Verbo, che è Dio ed assume per libero volere la natura umana. Dunque tutto ciò che Cristo opera deve essere inteso come operazione dell’unico e medesimo soggetto, sia le azioni umane sia le azioni divine. Tutto ciò che il Verbo di Dio ha operato in questa terra, l’ha operato servendosi dell’ umanità assunta (corpo e anima, intelligenza e volontà). Maria è dunque realmente madre di Dio, perché la persona che nasce da lei è una sola ed è Dio, anche se – ovviamente – da Maria Egli prende soltanto la natura umana.

Che conseguenze ha questo sulle nostre vite? Tante! Mi limito solamente ad accennarne tre:

– Il nostro Cristianesimo non può essere una “doppia vita”: siamo completamente uomini, la nostra comunità, la Chiesa, è una realtà integralmente umana; eppure questa umanità è assunta dal Verbo: in noi, nella nostra povera carne, risplende la luce di Dio.

– Lo “svuotamento” di sé, di cui Cristo ci ha dato l’esempio, non può essere una rinuncia alla nostra identità di figli di Dio: deve essere il modo in cui questa identità concretamente si incarna nella storia degli uomini, nella strada dell’umiltà e del servizio.

– Essendo Madre di Dio, Maria è madre della Chiesa, che è il corpo di Cristo, e di ciascuno di noi, che siamo sue membra: ricorriamo con amore e con fiducia a lei e camminiamo nella pace.

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