Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Segni’

re_magi_mantegna

In questi tempi, la società europea in genere vive momenti di tensione e preoccupazione per la presenza di immigrati extracomunitari, la maggioranza dei quali professa altre religioni, soprattutto l’Islam. La preoccupazione è particolarmente sentita, perché le famiglie musulmane hanno normalmente cinque o sei figli per coppia, mentre quelle italiane non arrivano neanche a due figli. Allora i sociologi prevedono, ragionevolmente, che in pochi decenni l’Europa diventerà un paese arabo e musulmano.

Cosa vuole in Signore dalla sua Chiesa in questo tempo? Vuole innanzitutto che coltiviamo la fede. La fede si serve dei segni: “Epifania del Signore” significa “il Signore si manifesta, si fa conoscere, fa capire che egli c’è e chi è”.

Prima si è manifestato ai pastori, e li ha chiamati attorno alla mangiatoia in cui era disteso Gesù bambino per mezzo di un segno: un angelo che li ha svegliati e ha annunciato loro quel che avveniva. Poi si manifesta ai Magi, che erano dei sapienti orientali, appartenenti a popoli pagani, che cercavano di conoscere Dio studiando le stelle. Anche a loro si manifesta per mezzo di un segno: vedono sorgere una stella che li guida fino a Gesù.

Bene: tutti fatti del passato? Cosa hanno da insegnarci oggi?

L’abbiamo letto nell’annuncio della Pasqua: “La gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi fino al suo ritorno”. E come si manifesta?

  • Si manifesta innanzitutto nella nostra assemblea: “Laddove due o più sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. Gesù è in mezzo a noi.
  • Si manifesta nelle Sacre Scritture: quando nella Chiesa viene annunciata la Parola di Dio è Cristo che parla.
  • Si manifesta nella celebrazione dei Sacramenti, in cui è Cristo che battezza, è Cristo che assolve i peccati, è Cristo che ci dà il suo corpo e il suo sangue.
  • Si manifesta nella vita della comunità cristiana, nella carità fraterna che anima i rapporti tra tutti i membri.

Se noi viviamo la manifestazione di Dio in questo modo, per noi si realizza la preghiera di Isaia: anche la nostra comunità cristiana, come Gerusalemme, si può alzare, si può rivestire di luce; anche la nostra comunità, nel suo piccolo, può essere una luce che splende, perché Cristo splende su di lei.

Isaia dice: Le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni. Se ci guardiamo intorno vediamo queste tenebre e questa nebbia: il peccato, l’ignoranza, il male oscurano la mente di tanti, anche dei nostri concittadini e dei nostri familiari.

Ma su te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Su chi? Sulla nostra piccola comunità cristiana, che non ha alcun merito, se non quello di essere stata scelta dal Signore per fare luce alla gente di questo tempo. Per essere quello che la stella è stata per i magi o quello che l’angelo è stato per i pastori: un segno che conduce a Cristo.

Quando questo si realizza è meraviglioso! Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. A quella vista sarai raggiante. Ci pensate, se tutti i figli e le figlie del nostro quartiere, del nostro villaggio, vedendo la luce di Cristo splendere su di noi, si convertissero al Signore!

Ma non è soltanto ad essi che il Signore vuole manifestarsi. Oggi celebriamo in particolare la manifestazione di Cristo ai Magi che, come abbiamo detto, erano una specie di sacerdoti di una religione straniera. Questi Magi, osservando dei segni, sono stati condotti a riconoscere in Gesù bambino il re da servire e adorare.

Il fatto è sconvolgente, se ci pensiamo bene. Dio, nell’AT, si era scelto un popolo, il popolo ebreo. Ad esso si era rivelato, ad esso aveva fatto le sue promesse, ad esso si era legato con l’alleanza… Possiamo capire dunque che questo popolo si ritenesse il depositario esclusivo della salvezza: solo noi siamo gli eletti, gli altri, gli stranieri, “le genti” – come li chiama Paolo – sono razza dannata.

Ebbene, oggi troviamo degli stranieri intorno alla culla di Gesù. E questi stranieri sono segno di tutti i popoli della terra. Abbiamo ascoltato nella seconda lettura: Le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del vangelo.

Cosa vuole dunque il Signore dalla sua Chiesa, oggi?

Vuole che diventi una stella che guidi i popoli a Cristo. Vuole una comunità missionaria. Ormai, per essere missionari non abbiamo bisogno di andare in Africa o in Asia: l’Africa e l’Asia sono venute da noi. E noi abbiamo questa magnifica occasione per condurle a Cristo.

Ci fu un altro momento storico in cui si determinò una situazione del genere: fu quando l’Impero Romano, corrotto, incapace di gestirsi, incapace di riprodursi, fu invaso dai popoli “barbari”, cioè stranieri. Erano popoli che professavano altre religioni ma, a contatto con la fede cristiana dei Romani, dopo diversi secoli di lotte e di persecuzioni, si convertirono al Cattolicesimo e nacque così l’Europa dalle radici cristiane. Chissà se il Signore non abbia scelto questo tempo e questa strada per condurre a Cristo questi nuovi popoli: giacché noi non siamo in grado di andare da loro, manda loro da noi, perché attraverso noi siano condotti a Lui.

Per realizzare questo compito, il Signore ci darà tutti gli strumenti necessari. A noi si richiede solo di essere coerenti, di essere testimoni fedeli del suo Vangelo. Avremo molto da soffrire, perché senza la Croce non c’è evangelizzazione. Ma sicuramente il Regno di Cristo vincerà.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: