Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘scandalo’

“Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare” (Mc 9, 42).

In questi tempi il pensiero corre ovviamente alla pedofilia. E poi anche a tutti gli altri scandali che turbano la vita ecclesiale: misfatti finanziari, lotte per il potere e la carriera, cordate, lobbies…

Ne siamo “scandalizzati” e ne restiamo “indignati”, perché indignarsi è giusto, è doveroso. Ed è facile. Troppo facile. Un po’ più difficile è capire l’oggetto dello scandalo e, pertanto, le sue cause e i suoi rimedi.

Si dirà, l’oggetto dello scandalo dato dai preti e dai vescovi pedofili o pederasti è di carattere sessuale; gli scandali finanziari sono di natura economica, gli scandali del carrierismo sono di tipo mafioso… Sì, ma non basta.

La pedofilia è certamente più diffusa nell’ambito delle associazioni sportive che nella Chiesa, eppure nella Chiesa – giustamente – scandalizza molto di più. Così i misfatti finanziari, i comportamenti mafiosi, ecc., sono più diffusi nel mondo politico, sociale e aziendale che in quello ecclesiale, eppure quando succedono nella Chiesa – giustamente – scandalizzano di più. Perché?

Perché nella Chiesa vengono scandalizzati non soltanto i benpensanti o gli onesti, vengono scandalizzati i piccoli che credono in Gesù. L’oggetto dello scandalo non è tanto di natura sessuale o economica o politica: quella ne è semplicemente la materia, è la punta dell’iceberg; l’oggetto dello scandalo è la mancanza di fede. Chi si comporta in quei modi, si comporta così perché non ha fede e perciò distrugge la fede nel cuore dei piccoli.

Ed allora comprendiamo che il problema della Chiesa di oggi non è tanto la castità o la giustizia o il servizio o quel che altro volete. Il problema è ciò che genera la mancanza di castità, di giustizia, di servizio, ecc. Vale a dire: la mancanza di fede ossia, per essere più diretti, la mancanza di timore di Dio. Un prete o un vescovo che pecca contro la castità, contro la giustizia, contro il servizio, e non fa nemmeno un atto di pentimento sincero, non si impone (lui per primo, da se stesso) una vita di espiazione e di penitenza, ma al contrario si difende, mente, contrattacca… è uno che evidentemente non teme Dio, e quindi non crede al Vangelo.

Questo, amici miei, è il caso serio. Qui si tratta di vita o di morte: Gesù dice che è meglio morire affogati che vivere in quel modo. Questo è il concetto di “peccato mortale”, che oggi sembra scomparso. Per un peccato mortale, anche per uno solo, se non ci riconciliamo con Dio, saremo destinati all’inferno per l’eternità.

Eh, già! Ma chi parla più dell’inferno oggi?

Certo, ne parla Gesù! E dice che anziché dare scandalo è meglio tagliarsi una mano, tagliarsi un piede, cavarsi un occhio… perché altrimenti tutti interi saremo gettati nella Geenna, rosi dal verme che non muore, bruciati dal fuoco che non si estingue.

Ma andate un po’ a dire oggi queste cose dall’ambone di una chiesa o dalla cattedra di un istituto teologico… Come minimo vi prenderanno per pazzi o vi accuseranno di fare del terrorismo o di allontanare la gente. Ma sono parole di Gesù Cristo, o no?

Vedete qual è il problema? Il problema è che non crediamo a Gesù Cristo! Ci siamo fatti un’ideologia religiosa a nostro piacere e andiamo dicendo che è teologia; abbiamo decretato che l’inferno è vuoto, ci siamo fatti un dio a nostro comodo e abbiamo abolito il santo timore e il giudizio… Qualche anno fa mi trovavo in una comunità religiosa il cui superiore, ad ogni predica, ripeteva almeno due o tre volte: “Il Signore non ci giudica”. Quando a un certo punto lo presi a quattr’occhi e gli dissi che la sua predicazione andava contro ciò che tutta la Bibbia insegna, fece spallucce e continuò come prima.

Ma quali sono le conseguenze di questa mentalità? Abbiamo abolito il giudizio di Dio, e siamo diventati vittime dei giudizi dei tribunali, dei mass-media, del social. Questi ci condannano senza pietà – ed hanno ragione – perché scandalizziamo i piccoli che credono, anzitutto con la nostra mancanza di timor di Dio, e poi con le mancanze di castità, di giustizia, di servizio che sono la conseguenza della nostra mancanza di fede.

Abbiamo abolito l’inferno ed abbiamo reso infernale la nostra vita e la vita dei “piccoli” che scandalizziamo. Ma non credere all’inferno non significa che all’inferno – se non ci convertiamo – non ci andremo! Manzoni, nei Promessi sposi, racconta di don Ferrante che assolutamente non credeva alla peste e tuttavia morì di peste. Perché, che ci crediamo o no, se una cosa c’è, c’è! E se Gesù Cristo ha detto che c’è, io preferisco credere a Gesù Cristo piuttosto che a tutti gli altri, a cominciare da me stesso.

Certo, l’annuncio di Gesù è annuncio di vita, di salvezza, di gioia, ma se non si parla anche della morte, del giudizio, dell’inferno, annunciare la salvezza è come pretendere di scrivere con un gesso bianco su di un muro bianco. Chi non teme Dio, non può nemmeno aver fiducia in lui.

La radicalità della morale evangelica può essere accettata solo da chi ha ben presente da un lato la speranza della vita eterna e dall’altro il rischio di rimanerne fuori. Entrare nella vita, conseguire la salvezza, è l’unica cosa che conta; rimanerne fuori è l’unico male di cui aver paura. Per questo Gesù non teme di usare immagini paradossali come quella secondo cui è meglio cavarsi un occhio, meglio tagliarsi una mano o un piede che peccare: “Conviene che perisca uno dei tuoi membri piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna”.

La speranza della vita eterna e il timore della dannazione sono come il contrappeso, che consente agli uomini di pesare secondo una giusta misura i sacrifici e le sofferenze che inevitabilmente sono connessi alla sequela di Cristo (cfr. Mt 16, 24-27). Quando si smarrisce il contrappeso, si perde la misura, e qualunque cosa si metta sul piatto della vita sembra troppo pesante: non solo gli obblighi della castità, della giustizia e del servizio, ma semplicemente alzarsi la mattina in tempo per pregare; non solo la vita di penitenza, ma semplicemente resistere a qualche tentazione.

Non ha senso fermare l’attenzione a valle dei problemi e scandalizzarsi per la pedofilia, la pederastia, le truffe, gli imbrogli, la mentalità e i metodi mafiosi… Se si sceglie il godimento immediato, si sceglie il potere, si sceglie la morte, è perché non si ha più fede, non si ha più timore di Dio.

Facciamo dunque un atto di fede nella verità delle parole di Gesù. Ed invochiamo dallo Spirito Santo il dono del santo timore. Il timore di Dio è la prima e più immediata conseguenza della fede: ci fa sentire la “brevità della vita”, perché tutto ciò che passa, rapportato a ciò che è eterno, è da ritenersi comunque breve. Così saremo portatori di vita e di libertà:

“La fede conferisce alla vita una nuova base, un nuovo fondamento sul quale l’uomo può poggiare e con ciò il fondamento abituale (…), si relativizza. Si crea una nuova libertà di fronte a questo fondamento della vita” (Benedetto XVI, Spe Salvi, n. 8).

Read Full Post »

Gesù e i dodici

Nelle scorse domeniche abbiamo visto Gesù, in un luogo deserto sul Mare di Galilea, sfamare una folla immensa. Volevano prenderlo per farlo re. L’abbiamo ascoltato, nella sinagoga di Ca­farnao, rivolgere loro il discorso del Pane di Vita e abbiamo costatato che gran parte di quella folla rifiuta il discorso di Gesù. Esaminiamo ora, passo per passo, ciò che accade alla fine del discorso.

“Molti (= non pochi) dei discepoli di Gesù (= non degli estranei), dopo aver ascoltato dissero: Questa parola è dura” (Gv 6, 60)

È vero! E’ proprio una parola dura quella di Gesù. Tanti tentativi di ridurre la sua figura a quella di una specie di filosofo, un saggio, un grande maestro umano (come Socrate o Gandhi), tentativi tanto spesso ripetuti ai giorni nostri, ispirati dalla sapienza “della carne”, fanno naufragio proprio qui, quando Gesù dice: “Io sono il pane disceso dal cielo. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”.

Abbiamo visto, la scorsa settimana, che queste parole equivalgono a dire: Io sono la Sapienza incarnata, dovete nutrivi della mia parola, che è parola di vita eterna; equivalgono a dire: Io sono il vostro cibo, perché quel che io vi dico è la volontà del Padre. E sono parole che rimandano al sacramento dell’Eucaristia, in cui ci nutriamo di lui e veniamo assimilati a lui.

Molti discepoli si scandalizzano (v. 61): “Scandalo” è il sasso in cui si inciampa e si cade. Perché costoro si scandalizzano davanti al discorso del pane di vita? Perché le pretese di Gesù sembrano eccessive: è un uomo, come può essere la Sapienza di Dio? Un uomo può esprimere un’idea, un opinione, una convinzione, ma – in ultima analisi – è sempre una parola umana: Gesù invece si pone come Parola di Dio.

Ma ora chiediamoci: noi siamo del tutto immuni da questo scandalo? Noi, che partecipiamo all’Eucaristia, noi che frequentiamo la liturgia… siamo veramente certi di non scandalizzarci di Gesù? Vale la pena di chiedercelo.

Per rispondere, potremmo usare come test questa mezza pagina della Lettera agli Efesini(5,21-32), in cui san Paolo ci esorta alla sottomissione reciproca:

“Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri”.

L’obbedienza religiosa, l’obbedienza al vescovo, addirittura le mogli sottomesse ai mariti, i mariti chiamati a morire per le mogli come Cristo è morto per la Chiesa… Non è forse vero che questo ci scandalizza? Non è forse vero che in noi si eleva una protesta? Io dovrei sottomettermi?! E i miei diritti?! E le conquiste di emancipazione e di autonomia?! E la mia volontà?! E la mia dignità?!

La Parola di Dio ci scandalizza perché ragioniamo secondo la carne, non secondo lo Spirito. “Nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri”. La motivazione è il timore di Cristo, ossia il rispetto verso di lui, la paura di disgustarlo… Perché lui ci ha dato l’esempio della sottomissione spogliando se stesso e assumendo la condizione umana (Fil 2, 5-ss); perché è entrato in una famiglia umana in cui lui stava sottomesso ai genitori (Lc 2, 51) e Maria stava sottomessa a Giuseppe, perché nel Vangelo il più grande è colui che sta all’ultimo posto, non è colui che comanda, ma colui che obbedisce.

Certo, tutto ciò si può accettare solo se si crede:

«Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono» (Gv 6, 61-64),

Chi non ha fede non può vedere, senza scandalo, “il Figlio dell’uomo salire dov’era prima”, ossia non può contemplare l’esaltazione di Cristo che si compie nella croce e risurrezione; vedrà solo lo scandalo per eccellenza: la croce, l’obbedienza, la sottomissione.

Solo la fede fa superare lo scandalo, apre gli occhi alla Sapienza dello “Spirito” che dà la vita, non a quella della “carne”, che non giova a nulla. Prestiamo molta attenzione a questi discorsi, perché forse mai come oggi le nostre orecchie e i nostri occhi sono pieni di messaggi “della carne”, di una falsa sapienza che si scandalizza di Gesù e ci conduce alla rovina.

La carne è l’uomo chiuso in se stesso, che pretende di spiegare tutto riducendolo alle sue categorie umane limitate.

Lo Spirito è Dio che fa rinascere l’uomo mediante la fede e lo apre al mistero della salvezza. È il dono del Padre che consente di venire a Cristo:

«Nessuno può venire a me se non gli è concesso dal Padre mio» (v, 65)

Il Padre vuole dare a tutti lo Spirito, ma non tutti hanno la disponibilità e l’umiltà per accoglierlo. Tanto che “molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui”  (v. 66).

Qual è la reazione di Gesù? Gesù non fa sconti, non scende a compromessi. Si rivolge ai Dodici dicendo: «Volete andarvene anche voi?». (v. 67).

Anche qui dobbiamo fare attenzione: quante volte ci sentiamo tentati di “fare sconti” sul vangelo per essere graditi alla gente! Quanto è più facile ridurre Gesù a un maestro di sapienza umana, invece di affermare la sua divinità! Oppure ridurre i sacramenti a vuote cerimonie (soprattutto quando diventano scomodi, come la confessione o il matrimonio)! O anche attutire le esigenze della giustizia evangelica, magari lodandola a parole e poi negandola nei fatti… Ma Cristo non fa sconti: ricordiamocelo bene! “Volete andarvene anche voi?” Io non vi limito, ma nemmeno ammorbidisco il mio discorso “duro”.

La confessione di Simon Pietro è chiara:

«Signore…» (= Kyrie: è il termine con cui la versione greca della bibbia traduce il nome di Dio: Jahwè. Gesù non è un saggio di questo mondo, non è Socrate o Gandhi, è il Signore!) «… da chi andremo?», chi altri seguiremo? «Tu hai parole di vita eterna»…, le tue parole danno la vita eterna. «… e noi abbiamo creduto e conosciuto…», questa fede ci ha fatto conoscere «…che tu sei il Santo di Dio», la salvezza di Dio che è venuta per noi, il Pane vivo disceso dal cielo per la vita del mondo.

Read Full Post »

26. domenica “per Annum” – B

“Questa è la nostra fede, questa è la fede della Chiesa, e noi ci gloriamo di professarla in Gesù Cristo nostro Signore”. Vedete, “gloriarsi” della fede non è sempre semplice. Quando io ero ragazzo, c’era un sacco di gente che ostentava professioni di ateismo. A quei tempi, in certi ambenti soprattutto (scuola, fabbrica… bar) dichiararsi cristiani era pericoloso.

Oggi le cose – almeno qui da noi – sono cambiate. E’ un bene? Certo, si potrebbe dire di sì. I cristiani non sono più discriminati, i piccoli non devono subire lo “scandalo” che abbiamo subito noi.

Sapete cos’è lo scandalo? È un’insidia posta sulla strada di chi cammina, per farlo cadere. Mi ricordo che frequentavo le scuole elementari ed uscivo di casa con mia madre, che insegnava all’Istituto Magistrale il cui edificio era accanto alla mia scuola. Mia madre entrava mezz’ora prima di me, e quindi mi toccava restare a scuola sua per aspettare l’orario della mia. Mi mettevo in un angolo e leggevo. Mi si avvicinò un professore d’italiano, col suo “Paese Sera” sotto il braccio, e mi chiese:

– “Che leggi?”

– “Il Sussidiario; studio la lezione di religione”.

– “Religione?! Vi insegnano queste stupidaggini? Queste sono solo menzogne inventate dai preti per dominare sulle masse!

Chissà che fine ha fatto quel professore. Prego per lui, perché le parole del Signore sono molto pesanti: Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e venga gettato in mare.

Si potrebbe pensare che la situazione oggi sia migliorata, ma è un’illusione. Il demonio non perseguita più, non fa più martiri: accarezza e corrompe. Ti fa credere che il tuo cristianesimo è solo un’etichetta. Una religione all’acqua di rose. Lo scandalo oggi non dipende dai professori che leggono “Paese Sera” o i suoi equivalenti contemporanei.

Dipende dal comportamento immorale di certi sacerdoti, dipende dalla corruzione di certi cristiani, dalla doppia e tripla vita di certi religiosi…

Per fortuna la parola del vangelo ci viene incontro. Davanti a Cristo bisogna fare una scelta che impegna tutta la vita. E non sono possibili gradazioni: Sì o No.

Chi non è contro di noi è per noi – e in un altro passo: “Chi non è con me è contro di me”. Si decide. E il Signore rispetta ogni decisione, ma non il compromesso: dice Gesù nell’apocalisse: “Magari tu fossi caldo o freddo. Ma poiché tu sei tiepido, cioè non sei né caldo né freddo, sto per vomitarti dalla mia bocca”.

Perché è così importante scegliere da che parte stare? Perché il giudizio di Dio è alle porte. E non sto parlando della fine del mondo: quando uno è morto, il mondo è finito per lui. E si muore ogni giorno. Ieri è toccato a loro, oggi può toccare a me: siamo pronti? Abbiamo deciso da che parte stare? Ci comportiamo di conseguenza? Essere pronti, entrare nella vita, è l’unica cosa che conta.

Sicuramente, in teoria, noi abbiamo scelto Cristo: siamo battezzati, molti anche cresimati, siamo a messa, fra poco faremo la nostra “gloriosa” professione di fede… Però siamo anche attaccati al nostro peccato, che magari è la superbia, o l’avidità di denaro, o l’impurità, o quella pigrizia pestifera che si chiama accidia, e che consiste nel trascurare la vita spirituale, la preghiera, la pratica dei sacramenti (confessione, comunione)… Magari siamo attaccati a questi nostri peccati e non vogliamo separarce­ne. Sappiamo che sono ostacolo, sono “di scandalo” per noi stessi, ci fanno cadere… eppure li tolleriamo.

Ma se tu avessi una cancrena ad un piede e dovessi scegliere: amputare il piede o morire; cosa sceglieresti? Certo l’amputa­zione è meglio della morte, anche se costa dolore. Gesù ci dice proprio questo nel vangelo di oggi: meglio per te entrare nella vita monco, zoppo o guercio, che essere gettato tutt’intero nel fuoco dell’inferno. Meglio amputare la parte malata. Meglio sacrificare il proprio orgoglio, l’avarizia, la ricerca del piacere egoistico, la pigrizia e la trascuratezza… Ed avere in cambio la vita!

Ma questa idea del sacrificio non deve sviarci, e farci credere che il cristianesimo sia dolore e sofferenza: tutt’altro! La vera sofferenza è il peccato: superbia, avarizia, dissolutezza, lontananza da Dio… ci intristi­scono, ci fanno disperare, ci rendono schiavi. Non a caso Gesù chiama l’inferno “la Geenna”, che era l’immondezzaio dove si bruciavano i rifiuti: dobbiamo privarci di qualcosa per andare dietro a Gesù? Sì, dell’immondizia che ci portiamo dentro. Cosa avremo in cambio: la gioia di Cristo, che comincia fin da ora, e dura nell’eternità.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: