Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘ricchezza’

8. domenica “per Annum” – A

Un po’ infelice la traduzione esplicativa della CEI: Non potete servire Dio e la ricchezza. Traduzione esplicativa, perché nell’originale non c’è una parola greca che significhi “ricchezza” o “beni materiali” o “denaro”; c’è invece una parola aramaica: m­āmônā, che Mt lascia così: mamó­na, e Girolamo si limita a traslitterare: mammona. Anche Girolamo – che conosceva perfettamente l’aramaico – avrebbe avuto a disposizione molte parole latine per interpretare “ricchezza”, ma non l’ha fatto, evidentemente perché il concetto di “mammona” non è così semplice.

Originariamente significa “provvista”, passa poi effettivamente a indicare il “patrimonio”, ma il suo senso più ampio è quello di una “base di sicurezza economica” nella quale l’uomo si sente tranquillo per affrontare il futuro: i “magazzini pieni”, le “terre al sole”, il “conto in banca”…

Tutte cose che servono, si dirà. Il problema, però, è che anziché servirci noi di esse, finiamo col diventare noi i servi ed esse le padrone!

Giacomo di Sarug, un santo monaco siriaco vissuto nel V secolo, afferma che in antichità il diavolo operava inducendo gli uomini ad adorare gli idoli; ora gli idoli antichi hanno smesso di attrarre la popolazione divenuta cristiana, quindi il diavolo ha cambiato strategia: la forma di idolatria con cui adesso opera è il servizio a mammona. Il servizio a mammona, cioè lo spendere tempo, fatiche, energie mentali per assicurarsi una base economica, rende impossibile il servizio di Dio.

Vedete, cari amici, pochi passi del vangelo hanno suscitato una critica così dura, soprattutto da scrittori dell’area marxista (da quella “ortodossa” di K. Kautsky a quella “eretica” di E. Bloch). Gesù verrebbe smentito da ogni “passero affamato”, e ancor più da ogni carestia e sciagura di questo mondo. Qui trarrebbe origine quell’ingenuità economica che ha contraddistinto tante volte le comunità cristiane. Questa pagina del Vangelo sarebbe utilizzabile solo nella situazione particolare di Gesù che viveva, senza essere sposato, nell’assolata Galilea insieme ai suoi amici. Anche da un punto di vista etico sarebbe problematico: esorterebbe a non lavorare e incoraggerebbe all’indolenza.

Facili fraintendimenti, se non si ha presente l’insegnamento centrale di questo testo e non si interpreta il tutto alla sua luce. L’insegnamento centrale è: cercate anzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia.

Qui siamo nel discorso della Montagna, il grande discorso del Regno di Dio. In esso Gesù ci dice come dobbiamo comportarci per entrare in esso: se la nostra giustizia non sarà più grande di quella degli scribi e dei farisei, non entreremo! E allora in cosa consiste la giustizia del Regno: consiste nel porgere l’altra guancia a chi ci percuote, nel dare anche il mantello a chi vuol toglierci la tunica, nel rinunciare ad ogni ricompensa terrena, anche in termini di prestigio, di buona fama, a dare senza pretendere in cambio, a non chiedere restituzioni a chi prende del nostro…

Capite che sono tutte cose che ci tolgono sicurezza, ci sentiamo mancare il terreno sotto i piedi. Pensiamo: eh, ma se facessimo così, che ne sarebbe di noi?! Ci schiaccerebbero vivi! Ci ridurremmo in povertà! Saremmo perduti!

Ed ecco che andiamo in ansia. Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Come ci vestiremo? Dall’ansia deriva la preoccupazione e l’agitazione. “Marta, Marta! Tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose”. Il problema non è che ti dai da fare: questo va bene! Tu ti prendi cura di qualcosa: brava! Il problema è che ti preoccupi, cioè agisci con affanno, con angoscia, senza pace. Le cose dovrebbero servire a te, perché tu possa vivere in pace con il tuo Signore; e invece le cose diventano esse le tue padrone e ti tolgono la pace e ti allontanano dal Signore. Soprattutto ti allontanano da un Signore così generoso e così esigente come Gesù che ti comanda di essere totalmente distaccato dalle tue cose, fino al punto di non temere di perdere tutto pur di conservare la carità ed entrare nel Regno di Dio!

Dunque il problema è che siamo gente di poca fede. L’espressione greca oligópistoi traduce un’espressione aramaica che potremmo tradurre letteralmente “uomini dalla fede monca”, che sono, secondo l’antica tradizione rabbinica, ad esempio quegli israeliti che nel deserto volevano raccogliere manna e quaglie di sabato. Tradisci il comandamento di Dio perché pensi che questo sia necessario per garantirti una sicurezza: stai con mammona, non con Dio.

Penso che nella nostra vita cose simili accadano di frequente. Il Signore ci aiuti a riportare la fede al centro del nostro cuore, cosicché impariamo ad operare la giustizia di Dio rimettendo in lui ogni nostra preoccupazione.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: