Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘mistero’

568234BD-392C-4B99-9396-090B8E66C756

Spesso sacerdoti e catechisti sono in imbarazzo davanti al tema della festa di oggi. Ci sembra che per parlare della Santissima Trinità dobbiamo usare un linguaggio tecnico, complicato:“la Trinità è un concetto difficile”! Cosicché molti rinunciano semplicemente a parlarne. Penso che questa rinuncia sia un vero peccato di omissione, che fa seguito ad un atteggiamento pericolosamente gnostico. La Trinità non è un concetto: è Dio! Certamente è un mistero, ma non dobbiamo annunciare i misteri della fede? Incarnazione, Eucaristia, Risurrezione, Salvezza… sono forse “idee chiare e distinte”?

Se viene meno la Trinità cosa resta? Un certo discorso su Gesù, centrato solo sugli aspetti umani, che lo riduce ai minimi termini e poi lo fa scomparire tra i filosofi e gli eroi. Gesù si annuncia solo nella Trinità. Con il Padre e lo Spirito Santo.

Il mistero della Trinità ci rivela che Dio non è un solitario, un single: Dio è amore. E non riusciamo a capire cos’è l’amore se non lo vediamo nella Trinità: il Padre è pienezza che genera l’amore uguale nel Figlio, e il mistero di questo amore del Padre e del Figlio è lo Spirito. L’amore divino è tanto grande che sono tre persone, ma un Dio solo: tre persone che non stanno semplicemente l’una accanto all’altro, ma sono l’una per l’altra. Dio è comunione.

Mistero grande! Sì, ma per eccesso di luce, non per oscurità. Mistero inaccessibile, ma non per lontananza: è anzi quanto di più vicino, quanto di più intimo a noi stessi.

Già Mosè, in Dt 4, annunciava con stupore questa vicinanza: Dio ha fatto udire la sua voce, si è scelto un popolo con segni grandi: si prende cura del suo popolo.

Per cui già l’uomo dell’Antico Testamento può dire nel Sal 32: “Beato il popolo scelto dal Signore”; “L’occhio del Signore veglia su chi lo teme, per liberarlo, per nutrirlo: il Signore è nostro aiuto, nostro scudo”.

Nel Vangelo Cristo ci rivela la Trinità in termini chiarissimi: manda i discepoli a battezzare “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28, 16-20); non solo ad ammaestrare, insegnando che Dio è Trinità, ma a battezzare (immergere, tuffare) dove? Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, cioè nella realtà profonda, intima, della SS. Trinità.

Ma dire che noi siamo tuffati in Dio equivale a dire che Dio si è tuffato in noi. Paolo (Rm 8, 14-17) esprime questo dicendo che abbiamo ricevuto uno Spirito da figli, che ci consente di rivolgerci al Padre con la voce di Gesù e chiamarlo “Abbà”, che significa “babbo”. Lo Spirito Santo che ci rende figli del Padre e fratelli di Gesù.

Per cui noi siamo nella Trinità e la Trinità è in noi, come Dio Padre è nel Figlio ed il Figlio è nel Padre, ed essi sono una cosa sola nello Spirito Santo.

Per questo anche noi siamo chiamati ad essere una cosa sola nella Comunità cristiana, e siamo mandati nel mondo a testimoniare l’amore.

Read Full Post »

7611203_orig

Con questa quarta domenica, l’Avvento giunge al suo culmine. Fino ad oggi è stato un tempo di preparazione, di attesa. Ora comincia a mostrarsi nel suo compimento.

Ci viene annunziato un grande mistero: “Il mistero avvolto nel silenzio per secoli eterni” (Rm 16,25). Ci viene indicato l’atteggiamento da assumere davanti al mistero: silenzio, umiltà, fiducia.

  • Silenzio come condizione per accogliere la Parola di Dio che si fa carne nella nostra vita.
  • Umiltà come coscienza della nostra piccolezza, che consente a Dio di chinarsi su di noi.
  • Fiducia nella promessa del Signore che “è fedele per sempre”

Come spesso accade nella liturgia, questi atteggiamenti ci sono presentati attraverso due figure contrastanti: Davide (2 Sam 7) e Maria (Lc 1, 26-38).

Davide somiglia un po’ a noi, alle persone religiose, in buona fede, piene di gratitudine verso Dio, ma un po’ chiacchierone (non silenziose), presuntuose (non umili), fiduciose nelle proprie capacità (non nell’azione di Dio).

Davide riconosce che il suo successo viene da Dio, e pretende in qualche modo di sdebitarsi con lui: ora ti costruirò una bella casa, un bel tempio! L’iniziativa parte da me. Sono io che parlo per primo. Sono io che organizzo.

Non la pensiamo così anche noi quando crediamo di poterci sdebitare con Dio, magari facendo del volontariato, o con qualche preghiera, con qualche offerta, con un sacrificio, un voto…?

Ma Dio ribalta i termini del discorso: “Forse tu mi costruirai una casa perché io vi abiti?” Tu, caro il mio Davide, ti trovi ad essere re, ma solo perché io l’ho voluto: eri un povero ragazzino che andava dietro alle pecore, prima che io ti chiamassi. È solo per il mio amore che sei ciò che sei, è per l’amore che ho verso il tuo popolo. Sarò io a costruire una casa per te. Sarò io a dare una casa al mio popolo: “Gli darò riposo liberandolo da tutti i suoi nemici”. Vuoi sapere come? Attraverso la tua discendenza: tra i figli dei tuoi figli nascerà il mio Figlio.

Certo Davide sarà rimasto interdetto: la promessa di Dio è misteriosa… è “il mistero avvolto nel silenzioi”. Questo mistero viene rivelato dall’angelo a Maria.

Maria, al contrario di Davide, si mostra anzitutto in un atteggiamento di essenziale riservatezza. L’angelo la saluta con parole simili a quelle che il profeta Natan ha avuto per Davide: “il Signore è con te”, ma “Maria si domandava che senso avesse un tale saluto”: appare qui l’atteggiamento riflessivo e contemplativo di Maria. Maria si domanda prima in se stessa, silenziosamente, quale sia il senso di quel sorprendente saluto.

Maria, al contrario di Davide, si mostra profondamente umile: si meraviglia di essere stata chiamata “piena di grazia”, non le sembra una cosa scontata: la grazia di Dio non è mai “dovuta”, è sempre segno della condiscendenza di Dio, di un amore gratuito, nascosto nel cuore del Padre.

Maria, molto più di Davide, si mostra piena di fiducia in Dio. Una fiducia sottolineata dalle parole dell’angelo: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio”.

E questa grazia, veramente inaudita, è il compimento del “mistero taciuto per i secoli eterni”, è il concepimento da parte di Maria di un figlio cui avrebbe dato il nome di Gesù: un figlio che sarebbe stato grande e chiamato Figlio dell’Altissimo e che avrebbe ricevuto da Dio il trono di Davide suo padre e un regno senza fine.

La nascita avvera la profezia di Natan a Davide. Tutto si compie, ma in una forma e misura che la profezia antica solo intravedeva e presentiva: Gesù è figlio di Davide ed è realmente “Figlio dell’Altissimo”, l’unigenito Figlio di Dio, della stessa sostanza del Padre.

Il Natale è alle porte. Il “mistero avvolto nel silenzio per secoli eterni” sta per compiersi sotto i nostri occhi. Impariamo ad accoglierlo non in mezzo a chiasso, luci, spreco di cibo, di dolci, di vini, di liquori. Non in mezzo a sciocchi esibizionismi. Non fra rivalità, inimicizie, chiusure.

Impariamo da Maria la dimensione del silenzio, dell’umiltà e della fiducia. Allora il nostro sarà davvero un Buon Natale, un Santo Natale.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: