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Posts Tagged ‘fiducia’

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Con questa quarta domenica, l’Avvento giunge al suo culmine. Fino ad oggi è stato un tempo di preparazione, di attesa. Ora comincia a mostrarsi nel suo compimento.

Ci viene annunziato un grande mistero: “Il mistero avvolto nel silenzio per secoli eterni” (Rm 16,25). Ci viene indicato l’atteggiamento da assumere davanti al mistero: silenzio, umiltà, fiducia.

  • Silenzio come condizione per accogliere la Parola di Dio che si fa carne nella nostra vita.
  • Umiltà come coscienza della nostra piccolezza, che consente a Dio di chinarsi su di noi.
  • Fiducia nella promessa del Signore che “è fedele per sempre”

Come spesso accade nella liturgia, questi atteggiamenti ci sono presentati attraverso due figure contrastanti: Davide (2 Sam 7) e Maria (Lc 1, 26-38).

Davide somiglia un po’ a noi, alle persone religiose, in buona fede, piene di gratitudine verso Dio, ma un po’ chiacchierone (non silenziose), presuntuose (non umili), fiduciose nelle proprie capacità (non nell’azione di Dio).

Davide riconosce che il suo successo viene da Dio, e pretende in qualche modo di sdebitarsi con lui: ora ti costruirò una bella casa, un bel tempio! L’iniziativa parte da me. Sono io che parlo per primo. Sono io che organizzo.

Non la pensiamo così anche noi quando crediamo di poterci sdebitare con Dio, magari facendo del volontariato, o con qualche preghiera, con qualche offerta, con un sacrificio, un voto…?

Ma Dio ribalta i termini del discorso: “Forse tu mi costruirai una casa perché io vi abiti?” Tu, caro il mio Davide, ti trovi ad essere re, ma solo perché io l’ho voluto: eri un povero ragazzino che andava dietro alle pecore, prima che io ti chiamassi. È solo per il mio amore che sei ciò che sei, è per l’amore che ho verso il tuo popolo. Sarò io a costruire una casa per te. Sarò io a dare una casa al mio popolo: “Gli darò riposo liberandolo da tutti i suoi nemici”. Vuoi sapere come? Attraverso la tua discendenza: tra i figli dei tuoi figli nascerà il mio Figlio.

Certo Davide sarà rimasto interdetto: la promessa di Dio è misteriosa… è “il mistero avvolto nel silenzioi”. Questo mistero viene rivelato dall’angelo a Maria.

Maria, al contrario di Davide, si mostra anzitutto in un atteggiamento di essenziale riservatezza. L’angelo la saluta con parole simili a quelle che il profeta Natan ha avuto per Davide: “il Signore è con te”, ma “Maria si domandava che senso avesse un tale saluto”: appare qui l’atteggiamento riflessivo e contemplativo di Maria. Maria si domanda prima in se stessa, silenziosamente, quale sia il senso di quel sorprendente saluto.

Maria, al contrario di Davide, si mostra profondamente umile: si meraviglia di essere stata chiamata “piena di grazia”, non le sembra una cosa scontata: la grazia di Dio non è mai “dovuta”, è sempre segno della condiscendenza di Dio, di un amore gratuito, nascosto nel cuore del Padre.

Maria, molto più di Davide, si mostra piena di fiducia in Dio. Una fiducia sottolineata dalle parole dell’angelo: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio”.

E questa grazia, veramente inaudita, è il compimento del “mistero taciuto per i secoli eterni”, è il concepimento da parte di Maria di un figlio cui avrebbe dato il nome di Gesù: un figlio che sarebbe stato grande e chiamato Figlio dell’Altissimo e che avrebbe ricevuto da Dio il trono di Davide suo padre e un regno senza fine.

La nascita avvera la profezia di Natan a Davide. Tutto si compie, ma in una forma e misura che la profezia antica solo intravedeva e presentiva: Gesù è figlio di Davide ed è realmente “Figlio dell’Altissimo”, l’unigenito Figlio di Dio, della stessa sostanza del Padre.

Il Natale è alle porte. Il “mistero avvolto nel silenzio per secoli eterni” sta per compiersi sotto i nostri occhi. Impariamo ad accoglierlo non in mezzo a chiasso, luci, spreco di cibo, di dolci, di vini, di liquori. Non in mezzo a sciocchi esibizionismi. Non fra rivalità, inimicizie, chiusure.

Impariamo da Maria la dimensione del silenzio, dell’umiltà e della fiducia. Allora il nostro sarà davvero un Buon Natale, un Santo Natale.

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Abbiamo tutti negli occhi, nelle orecchie e nel cuore le immagini e le voci dei terribili attentati di venerdì sera a Parigi. Dobbiamo tenerle presenti mentre ascoltiamo le parole del profeta Daniele: “Sarà un tempo di angoscia, come non c’era stata mai dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo”, e le parole di Gesù: “In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte”.

Dobbiamo tenerle presenti per capire cosa significa l’antifona d’ingresso della liturgia di oggi: Dice il Signore: “Io ho progetti di pace e non di sventura; voi mi invocherete e io vi esaudirò, e vi farò tornare da tutti i luoghi dove vi ho dispersi”. (Ger 29,11.12.14)

Dobbiamo tenerle presenti perché abbiamo la tentazione di dire: ma Dio dov’è? Ma queste tribolazioni, queste angosce non porteranno tutto allo sfacelo e alla rovina? Non stiamo assistendo forse al trionfo del male e della morte?

Erano tempi di sofferenza anche quelli in cui è stato scritto il libro del profeta Daniele, che abbiamo ascoltato nella 1. lett. E il Signore gli annuncia la liberazione: il santo angelo di Dio, Michele, che veglia sul popolo, sorgeràper fare giustizia.

Eppure l’era della liberazione si apre con un tempo di angoscia come non c’era mai stata dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo. Possiamo dire che l’era della salvezza si annuncia con i dolori del parto.

L’angoscia prepara la risurrezione dei morti, e la risurrezione precede il giudizio: il Signore darà a ciascuno secondo le sue opere: una risurrezione di vita eterna per i giusti, una risurrezione di vergogna eterna per i malvagi.

Ma l’accento è sulla vita: i saggi (coloro che hanno cercato e vissuto la sapienza di Dio) e i maestri (coloro che hanno insegnato la giustizia) parteciperanno allo splendore di Dio stesso

Il Salmo ci dice perché questi uomini parteciperanno di questo splendore: è Dio che indica il sentiero della vita, quindi i saggi e i mestri di giustizia compiono l’opera di Dio. Per questo la loro vita non è abbandonata nel sepolcroe la loro carne non vede la corruzione.

Il NT ha applicato questo Salmo alla Risurrezione di Cristo: è lui “il santo”, il saggio, il maestro di giustizia. Il Padre non l’ha abbandonato alla morte, lo ha risuscitato.

Però anche per lui la gloria della Risurrezione è giunta attraverso l’angoscia della Croce: il parto di dolore che ha rigenerato il mondo.

Ce lo ha detto con chiarezza la lettera agli Ebrei: l’offerta di Cristo, il sacrificio della Croce gli ha aperto la gloria definitiva: si èassiso alla destra di Dio, e ci ha introdotti nella sua santità.

Ma tutto ciò non ha abolito la tribolazione e la lotta: tutti noi aspettiamo che i suoi nemici vengano posti sotto i suoi piedi. Il che significa che i suoi nemici sono già vinti, ma non ancora del tutto sottomessi.

Cristo ha già vinto, noi siamo già perdonati e santificati, resi perfetti. Tuttavia lottiamo e triboliamo, portando la morte di Cristo nella nostra carne, per essere partecipi della sua Risurrezione.

Di tribolazioni il mondo ne ha viste tante, e quelle che viviamo oggi sono solo una parte. E il Vangelo ci ha detto che sono ancora nulla di fronte a ciò che dovrà venire:

Tutti i punti di riferimento dell’uomo verranno meno: il sole si oscurerà, la luna non darà più il suo splendore, gli astri si metteranno a cadere dal cielo.

Coloro che mettono la propria fiducia nei punti di riferimento terreni saranno disorientati, perché passa la scena di questo mondo. Chi dunque si può salvare?

Chi mette la sua fiducia nel Cristo: lui è l’unico che non passa: “Cieli e terra passeranno, le mie parole non passeranno”.

Allora comprendiamo anche il senso delle sofferenze presenti: non sono il segno che Dio si è stancato di noi o che il bene sia sconfitto, tutt’altro: sono la lotta di Cristo contro il male. E sono segni per noi: debbono condurci alla fede, cioè a mettere in Dio e solo in Dio la nostra speranza.

Le tribolazioni e le angoscie presenti sono altrettanti richiami a lottare al fianco di Cristo, a portare con lui la croce di questo mondo, faticando per la liberazione dei poveri e degli oppressi.

Le sofferenze sono inviti ad aquistare la saggezza, a diventare maestri di giustizia, per partecipare con lui alla Risurrezione di vita eterna.

Ma è necessario fare una chiara scelta di campo. Con chi stai?

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