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Posts Tagged ‘connessione’

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La modernità ha tutti i mezzi per favorire l’incontro tra le persone: strade, veicoli, infrastrutture… Eppure incontrare gli altri ci risulta sempre più difficile. Forse perché abbiamo gli strumenti tecnici, ma non abbiamo le spinte interiori necessarie.

Certo “desideriamo” la compagnia di qualcuno, ma è un desiderio sentimentale, privatistico, intimista, che spesso ha più a che fare con la fantasia anziché con la volontà. Avremmo, sì, desiderio di entrare in relazione, ma abbiamo paura che la relazione diventi impegnativa, che diventi un vincolo. E vincolarsi significherebbe rinunciare alla nostra autonomia, coinvolgersi nella vita degli altri, rinunciare all’ego a favore del tu e quindi del noi… Troppo impegnativo!

Non sopportando i vincoli, i contemporanei anziché incontrarsi si “connettono”, e le connessioni non hanno alcuna garanzia di durata. Si tratta di link che possono essere costruiti – se e quando ci si riesce – ricorrendo alle proprie doti e capacità, ma tuttavia devono essere legami “allentati”, che sia possibile sciogliere non appena il contesto muta (e tali mutazioni, nella nostra società “liquida”, accadono molto frequentemente).

Questa situazione è prodotta anche dalla cosiddetta “economia di mercato”, che tende a distruggere ogni genere di vita che si riproduce senza passaggi di denaro: la condivisione familiare di beni e servizi, l’aiuto dei propri vicini, la cooperazione degli amici: tutte le strategie, pulsioni e azioni di cui sono intessuti i legami e gli impegni durevoli.

“L’unico personaggio che i professionisti del mercato sono capaci e disposti a riconoscere e accettare è l’homo consumens: il solitario, egoistico ed egocentrico consumatore che ha eletto la ricerca del migliore affare a cura per la solitudine e che non conosce altra terapia; un personaggio per il quale lo sciame di clienti dei centri commerciali è l’unica comunità conosciuta e necessaria; un personaggio il cui mondo è popolato di altri personaggi che condividono con lui tutte queste virtù, ma solo ed esclusivamente queste” (Z. Bauman).

C’è chi sostiene che il risultato sia necessario e, tutto sommato, positivo: “Gli esseri umani non sono mai stati così liberi!”, dicono. All’opposto, c’è chi vede questa situazione in termini di catastrofe: “Gli esseri umani non sono mai stati così soli e angosciati!”, rispondono; la convivenza civile risulta sempre più precaria, e così si cercano soluzioni nel recupero di prospettive del passato. Ma è evidente che le nostalgie non sono in grado di cambiare la storia; eppure non possiamo rassegnarci a che la gente sia “una massa di persone sole” (F. Guccini).

Ebbene, il Vangelo (Lc 1, 39-47) ci fa assistere ad un incontro reale, tra persone in carne ed ossa: l’una si mette in viaggio per incontrare l’altra, questa apre la sua casa e l’accoglie, e tra le due nasce una relazione autentica, un legame profondo che si esprime nella benedizione, nella gratitudine, nella gioia.

La pagina si apre con Maria che “si alza” per “mettersi in cammino”, “in fretta”. Nella Scrittura, le persone si mettono in cammino non appena l’azione di Dio si fa sentire. Maria (come farà poi Gesù) percorre il paese secondo la volontà e il piano di Dio, la fretta è l’espressione del suo zelo, della sua obbedienza e dell’armonia della sua fede con il disegno di Dio. L’evangelista stesso si affretta: non perde tempo a descrivere questo viaggio di circa quattro giorni: tutto è concentrato sull’arrivo.

Il “saluto” che Maria rivolge ad Elisabetta non è una formalità: è espressione del legame, è segno d’amore: come le nascite annunziate, è l’inizio di una vita nuova. “Il saluto non solo augura benessere, ma lo procura” (P. Trummer). Ed ecco che accade qualcosa: nel grembo di Elisabetta il bambino trasale di gioia; questo movimento diventa un segno: Dio si serve non solo delle parole, ma anche del linguaggio del corpo. Elisabetta, dopo questo segno, è ripiena di Spirito santo  e pronuncia una profezia. È l’alba della salvezza. Si riconosce così la benedizione di Dio per le creature nuove, finora dimenticate e marginali in Israele.

Cosa rende possibile quest’incontro? Evidentemente il fatto che “Dio interviene e inaugura la salvezza attraverso i rapporti umani” (F. Bovon).

C’è in questa pagina un insegnamento per noi? Penso proprio di sì, ed è duplice: è l’azione di Dio che rende possibile e gioioso l’incontro tra le persone, ed è solo nell’incontro con le persone che l’azione di Dio si manifesta efficacemente. Auguriamoci che questo Natale ci renda disponibili all’una e all’altro perché la gioia di Cristo sia perfetta in noi.

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