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5. domenica di Pasqua – C
Il “comandamento nuovo” datoci da Gesù è una sintesi di tutto il suo vangelo. Ma va capito bene, nella sua interezza. Non dice semplicemente: “Amatevi gli uni gli altri”, ma aggiunge: “come io vi ho amati”. Guai se lasciassimo cadere la seconda espressione! Il “come io vi ho amati” è decisivo per capire cosa è l’amorecristiano: Gesù non ci comanda di amare genericamente gli altri, ma di amarli come lui ha amato noi. Dobbiamo allora chiederci come Gesù ci ha amati. Mi pare si possano indicare sette caratteristiche.
1. Gesù ci ha amati per primo (cf 1 Gv 4, 19)
La prevenienza è il primo carattere della carità di Gesù. Per venirci incontro, per dare la sua vita per noi non ha aspettato il nostro grido, la nostra invocazione di aiuto: si è mosso lui per primo, prevenendo le nostre necessità e le nostre attese, guardandoci con sguardo reso acuto e partecipe dall’amore che lo ispirava.
Sarà dunque propriamente cristiano quell’amore che avrà il carattere della prevenienza, che farà il primo passo, che non avrà bisogno di essere sollecitato dal clamore e dall’imponenza del bisogno; quell’amore che, con sguardo reso acuto dalla fede e dalla speranza, scopre i bisogni altrui e si muove incontro.
2. Gesù ci ha amati gratuitamente (cf Rm 5, 6-8)
Gesù ci ha amati non perché noi fossimo in qualche modo “amabili”, ossia perché potessimo vantare dei titoli che sollecitassero la sua benevolenza. Gesù ci ha amati gratuitamente, perché la logica dell’amore è amare. Ci ha amati “mentre eravamo ancora peccatori”: quando eravamo in opposizione a lui, quando tutto il mondo mostrava il rifiuto e la contraddizione dell’amore di Dio, allora l’amore di Dio si è manifestato in forma suprema.
Allora sarà propriamente cristiano quell’amore che si rivolge agli altri non perché questi presentano qualche ragione che stimola e rende forse bella la nostra attenzione verso di loro. Sarà cristiano quell’amore che si rifiuta di discriminare tra le persone ed ama comunque.
3. Gesù ha amato tutti, anche i nemici (cf Mt 5, 43-8)
Anche i pagani sanno amare coloro che li amano, mentre la spinta dell’amore cristiano si estende universalmente, fino ai nemici.
Questa caratteristica saliente dell’amore cristiano spinge in primo piano il valore del perdono. Quanto è difficile capire questo valore! Ci sono cristiani pronti a farsi in quattro per il volontariato e non hanno perdonato un parente con cui hanno litigato per una questione di eredità: quel volontariato a che vale? Se non sappiamo rompere le barriere dell’inimicizia, a cominciare dalle terribili inimicizie legate alla parentela, ai soldi e alle “offese”, come potrà essere vero il nostro amore?
4. Gesù ci ha amati fino alla fine (cf Gv 13, 1)
Gesù ci ha amati fino all’ultimo istante, all’ultimo respiro, senza mai tirarsi indietro, nel segno di una totale fedeltà. Una volta data la parola del suo amore, Gesù non l’ha mai più ritirata. Non ha mai detto: “Fin qui potevate chiedermelo, ma adesso basta, dopo tutto ho anch’io i miei diritti, ho anch’io la mia dignità, ho le mie cose da salvaguardare, ho fatto abbastanza”. Se Gesù avesse ragionato così noi non saremmo stati redenti dalla sua croce.
Sarà allora cristiano quell’amore che resta nel segno della fedeltà; quell’amore che fa dire: “Non gioco con te, con le tue necessità; decido di mettermi dalla tua parte, di esserti amico, di essere solidale, e lo decido una volta per sempre. Quante volte, invece, i nostri impeti di carità, che sembrano così generosi e belli, si consumano lungo la strada, perché non sanno diventare carità fedele?
5. Gesù ci ha amati fino al segno supremo (cf Gv 13, 1)
La stessa espressione di Giovanni, può essere tradotta non soltanto: “fino alla fine”, ma anche: “fino al compimento”, “fino alla perfezione”, fino a quel segno oltre il quale non ne può essere dato un altro. Qual è questo segno, lo aveva detto Gesù stesso: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita” (Gv 15, 13).
Sarà amore propriamente cristiano quello che accetta di rimetterci in qualche modo. E se non a tutti sarà chiesto di morire nel testimoniare l’amore, a tutti sarà chiesto di accettare di consumarsi per rendere vero il servizio dell’amore. L’amore deve costare, l’amore chiede di pagare di persona: non è un vago sentimento fatto di buone parole, è una dedicazione agli altri che costa qualcosa e che ci fa partecipare a quel segno supremo che è la croce di Gesù.
6. Gesù ci ha amati aiutandoci a ritrovare la nostra dignità
Gesù ci ha amato con uno stile particolarissimo: non si è mai limitato al soccorso puramente materiale, ma ha sempre puntato a riscattare e a liberare il cuore delle persone, rivelando ad ogni uomo la libertà e la dignità dei figli di Dio. Se leggiamo il Vangelo e osserviamo come Gesù è venuto incontro alle sofferenze che ha incontrato in Palestina, vediamo che ogni volta la sua preoccupazione non è solo quella di dare il pane per chi ha fame o di guarire i malati, ma è quella di riscattare, di far ritrovare la dignità umana, di riportare questa gente che era esclusa ed emarginata, cittadina di “serie B”, alla pienezza dei rapporti umani e alla possibilità di incontrarsi con Dio ritrovando la propria dignità fondamentale.
Sarà cristiano allora quell’amore che non si accontenta di un soccorso fatto di cose ma si mette accanto all’altro accompagnandolo nel cammino della vita, aiutandolo a ritrovare la propria dignità. Pensiamo cosa vuol dire questo sul piano concreto! Pensiamo cosa vuol dire vivere l’amore nei confronti dei malati di mente per esempio, o dei vecchi non autosufficienti…! Cosa vuol dire amare queste persone? Vuol dire non soltanto fare delle cose, ma farle in modo che essi trovino la verità del loro essere, la gioia di vivere, il gusto di essere qualcuno.
7. Gesù ci ha amati con amore umano e divino insieme
Gesù ci ha amati non con un amore soltanto umano, ma con un amore che è insieme umano e divino, perché Gesù è il Verbo incarnato. Certo il suo amore ha coinvolto fino in fondo la sua umanità concreta: di qui la bellezza della devozione al Sacro Cuore di Gesù come segno umanissimo del suo amore incarnato. Ma la sua persona è divina, dunque amava con l’amore stesso di Dio.
Allora sarà amore veramente cristiano quell’amore che sarà insieme divino e umano. Solo se ci amiamo con l’amore stesso di Gesù adempiremo il comandamento nuovo; se no, dice Paolo, “Se anche dessi il mio corpo per essere bruciato alle fiamme e distribuissi tutti i beni ai poveri…, a nulla gioverebbe” (1 Cor 13, 3).
E questo è importante da ricordare. Se io sono in peccato mortale, se non ho dentro di me l’amicizia con Dio, vuol dire che il suo amore non è presente in me ed io non posso amare come ama lui. Il peccato non può stare insieme alla carità, solo se ho la grazia di Dio nel mio cuore sono in comunicazione vitale con Lui e posso amare come Lui ama. Certo Gesù è così buono che poi sa far servire il mio gesto di carità, anche se sono un peccatore, come cammino di conversione; ma il mio ideale come cristiano è di amare essendo in amicizia con Gesù, per poter amare come lui ama, con un amore che non è solo umano ma che è innanzitutto un amore divino.
Solo se ci mettiamo davanti a Gesù crocifisso e alle caratteristiche del suo amore, che sono tutte riassunte nella sua croce, possiamo capire che cosa vuol dire amare davvero.

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